Ore 7:04. Ho appena fatto l’amore con la paura e tremo.

Mi chiamo Sabri e sento il petto gonfiare.

Respiro.

Le mie gambe tremano,

le mani faticano ad aprirsi

e le dita a stendersi.

Mi chiamo Sabri e tu dormi profondamente.

Osservo il tuo viso nascosto sotto le lenzuola

In questo appartamento, io, parcheggiata per chissà quanto.

Mi chiamo Sabri, ho 26 anni e fuori piove.

Scende e tu non senti niente.

Io la sento

Ti alzeresti impaurito, meravigliato di essermi accanto.

Svegliarti sarebbe solo mandarti via.

Me lo dicono le mie mani, ferme all’ultimo gesto sul tuo corpo.

Un gesto lontano, freddo.

Un freddo che non ha bisogno di alcun vestito ma solo di un corpo,

il mio.

Mi chiamo Sabri e quel freddo mi appartiene.

Sopra una cassa di legno ascolto il mio respiro, temo sempre sia l’ultimo.

Sono così stanca che mi si chiudono gli occhi.

Li riapro, un rumore mi ha svegliata. Forse hai aperto la finestra prima di uscire.

Quando dormivi ti ho accarezzato lentamente, il viso, la tua fronte, i pochi capelli.

Ci siamo baciati, lingua con lingua. La tua più ruvida, la mia leggermente più corta.

Non ricordo se ci hanno visti.

Mi chiamo Sabri e le dita iniziano a sciogliersi sul legno.

e mie unghie rigano prive di smalto,

E poi quel soffio da dietro. È l’aria che di nascosto mi raggiunge il collo.

I capelli arrivano alla bocca, sento il loro sapore.

Squilla il cellulare.

Solo all’idea di rispondere il mio sesso scompare.

Mi chiamo Sabri e ancora devo iniziare a muovermi.